Conti: “Ranieri ama la Roma come me. Sta facendo cose incredibili”
(IL MESSAGGERO) Domani è il compleanno di Bruno Conti, sono 70, mica noccioline. Più di cinquanta vissuti nella Roma. “Questa è da sempre casa mia: chi non sa, non può capire“, dice Bruno, orgoglioso. Settanta anni tutti da raccontare. Povertà, ricchezza, sorrisi e lacrime.
Cominciamo: Bruno Conti bambino.
“Via Romana 142, Nettuno. Comincia tutto lì. Ero un irrequieto: in estate il baseball e d’inverno il calcio. Cresciuto sulla strada. Mi divertivo. Lanci con il guantone, finte e tiri col pallone”. (…)
Chi le ha regalato il primo pallone?
“Giocavo con quello degli altri. Certe volte lo costruivo col cartone, o con il cuoio di un pallone bucato. Quando mi invitavano ai compleanni i ragazzi più abbienti di me, erano dolori. Inventavamo scuse per non andare: non c’erano soldi per il regalo o per cambiare i vestiti. Capirai, portavo sempre gli stessi pantaloncini, come facevo?”.
E il calcio?
“Facevo i tornei dei bar, ero un dribblomane, un bel sinistro. Tonino Trebiciani mi segnalò alla Roma dopo che andò via Herrera, che inizialmente mi aveva scartato. Avevo diciotto anni». Ora i giocatori si scelgono con l’algoritmo, non dalla strada. «Manca il sacrificio, si vuole tutto e subito. Si pensa ai traguardi, non a costruirli pian piano. Manca la strada, è vero. Ma anche il lavoro e gente che insegni calcio in una certa maniera. Oggi i calciatori vanno via dalle giovanili prima dei 16 anni. A noi è successo solo con Scamacca. Quando tanti anni fa proponevi i primi soldi, i genitori toccavano il cielo con un dito, per i giocatori era un sogno. Un esempio è De Rossi: non vedeva l’ora di stare nella Roma”.
Il suo rapporto col club a è andato sempre bene?
“Beh, da Viola a Sensi, ci sono state occasioni per andare via: mi voleva Maradona al Napoli, anni dopo la Figc. Ma sono sempre rimasto. Il primo anno di Pallotta ebbi qualche problema. Si voleva cambiare il settore giovanile. Ho solo chiesto: ‘In cosa ho sbagliato? Da qui sono usciti giocatori importanti, sono state fatte tante plusvalenze’. Sono uscito e poi rientrato” (…).
I rimpianti da calciatore?
“Solo la finale di Coppa dei Campioni. Non sarebbe ricapitata e non è capitata. C’era l’arbitro svedese, si diceva che con Liedholm saremmo stati avvantaggiati, invece il loro gol fu pure irregolare. Forse ha ragione Nela, siamo arrivati all’appuntamento troppo tesi; il Liverpool scherzava e rideva, noi no”.
Lei e Ciccio Graziani siete stati “perdonati” per gli errori dal dischetto.
“Non mi sono tirato indietro, li avevo segnati in passato, Ciccio qualcuno lo aveva sbagliato. Purtroppo ci sono mancati rigoristi eccellenti. Falcao? Per il ruolo e visto che eravamo in difficoltà, forse doveva tirarlo”.
Rimpianti nella vita?
“Nessuno. Ho fatto ciò che mi piaceva. Ho reso orgogliosa la mia famiglia”. (…)